Ansia è un termine comune, molto usato nel linguaggio di ogni giorno, il più delle volte descritto attraverso la sintomatologia fisica: tensione, mani sudate, batticuore, cerchio alla testa, urgenza di mingere o defecare, difficoltà nella respirazione e nel sonno.
In ambito clinico l’attenzione di chi si occupa di questa problematica è orientata a distinguere la qualità del pericolo che si sta percependo: se è un pericolo presente o potenziale, se è reale o non reale.
L’ansia è infatti definibile come paura in assenza di un pericolo evidente.
Da un punto di vista evolutivo l’ansia ha una funzione di segnale: ci aiuta cioè a percepire, attraverso delle aspettative, situazioni o eventi pericolosi. Queste aspettative le costruiamo in base all’esperienza passata; grazie alla funzione segnale possiamo anticipare e prevedere maggiormente i pericoli a cui siamo esposti.
A volte succede che il nesso tra l’oggettività di questo pericolo e il segnale ad essa collegato venga a perdersi: in questa situazione l’ansia lancia i suoi segnali di pericolo anche quando un pericolo reale non c’è. Ed è allora che essa può diventare un fattore disturbante la nostra serenità e il nostro benessere.
Il nesso in questione viene a perdersi quando siamo soggetti a eccessive, costanti, negative esperienze nelle quali sperimentiamo livelli prolungati di emozioni spiacevoli. In parole semplici è come se la nostra mente imparasse ad aspettarsi che “le cose andranno esattamente così” e a reagirne preventivamente in modo automatico.
Spesso l’esperienza interna, affettiva, connessa all’ansia riguarda il pericolo di perdere un altro significativo, di essere abbandonati, di perdere il valore di sè e della propria coscienza morale, di fallire e di deludere noi stessi e gli altri, di ricevere ritorsioni e di sbagliare nelle prestazioni.
L’ansia può generare inoltre difficoltà di concentrazione, senso di confusione e fatica a mettere ordine ai pensieri.
Uno degli obiettivi della psicoterapia psicoanalitica è l’integrazione degli aspetti affettivi e cognitivi legati all’ansia e la riduzione della somatizzazione che ne deriva. L’esplorazione della natura e delle possibili origini di questo sentimento può accrescere il senso di controllo e prevenire il ripresentarsi del disagio.
Fonti:
PDM, Manuale Diagnostico Psicodinamico (2008).
Dr.ssa Paola Guerreschi
Psicologa Psicoterapeuta a Brescia
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